Da tempo desidero scrivere una sorta di cronaca sull'esperienza che faccio come bidello in questa scuola sui generis, ma pur sempre scuola a tutti gli effetti, che a Rimini chiamano "Comasca".
Il titolo a questi appunti, quasi foglietti volanti, senza pretesa, è quello del blog "La scuola in riva al mare". Via via racconterò anche il perché, che cosa sia e dove si trovi. So solo che da quando sto qui è come se mi si fosse aperto un'orizzonte inaspettato, nella più semplice e comune normalità. Qui c'è "qualcosa" che rende tutto affascinante, nuovo e misterioso, aperto all'infinito, come il mare davanti al quale sorge, che è un mare piccolo, stretto e basso, eppure...
Quello che segue è il primo foglietto, trascritto solo oggi.
Oggi, 2 febbraio, la giornata è splendida, fredda e sulla sabbia la brina disegna un manto d'argento, un velo di seta, gentile. Un moscone solitario guarda il mare calmo, con piccole onde. La luna non c'è, è nuova, la luna nuova d'inverno, penultima prima di Marzo e poi sarà Primavera. Spicca la scuola, massiccia, antica nell'aria umida del mattino. Un prato, tre pioppi, scolari, ringhiere e molte finestre.
Ragazzi e ragazze si affacciano al mare, col caldo e col vento e tutto tace di notte.
Entrano in silenzio ogni mattina, con gli occhi ancora appannati, con zaini e cartelle. Sono belli, sono giovani, sono tristi e contenti. Salgono le scale i più grandi ai piani di sopra; i più piccoli aspettano giocando, scherzando, parlando e ridendo che suoni la campana.
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