sabato 21 maggio 2011

Confidenze da bidello

Incontro nel corridoio un ragazzino. Gli chiedo se stia andando al gabinetto. "No - risponde - mi hanno appena buttato fuori" e mi racconta il motivo per cui ha ottenuto questa punizione, cui peraltro non fa alcun caso. Cerco di farlo ragionare; mi sta particolarmente a cuore questo ragazzino, che tutti mettono un po' da parte e considerano un po' sciocco.
C'è confidenza fra noi e mi racconta di essere andato via di casa qualche giorno prima in autobus, per raggiungere una città vicina dove si svolgeva un incontro interessante per la scuola o meglio cui doveva partecipare pena un'interrogazione da parte dell'insegnante a carico degli assenti, per evitare la quale di essersi allontanato senza dire nulla, di essere stato per questo ricercato tutto il pomeriggio dai genitori e di aver riferito agli stessi di essersi recato da un amico. L'amico aveva poi coperto questa bugia.
"Ma adesso ti lascio - mi dice - e chiedo alla prof. di poter rientrare in classe, perché fra poco arriva mio babbo a prendermi per una visita e non voglio che mi veda fuori; perché io sono furbo".
Sto per replicare con un rimprovero; ma qualcosa mi ferma.. 
Come si fa ad essere moralista, quando nel Vangelo è riportata la parabola dell'amministratore disonesto lodato da Gesù?

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